cronache dalla suburbia
alla periferia dell'universo non c'è nessuno.
Dove finiscono i capitali della camorra? Le fatturazioni astronomiche che fanno invidia al più solido dei gruppi economici europei? In che modo queste enormi quantità di danaro riescono ad entrare nel circuito dell’economia e della finanza legale?
La guerra di camorra scoppiata a Napoli non trova origine esclusivamente in cause interne legate al territorio, alla spartizione delle zone, ma trae origine anche da una macroeconomia fondata su affari legali e illegali che ha indotto una parte degli affiliati di Di Lauro a scindersi.
Per avere una misura circa le cifre ricavate dal solo traffico degli stupefacenti basterà ricordare che il clan Di Lauro fattura una cifra pari al 500% (!) degli investimenti iniziali ricavando un profitto annuale di circa 400 milioni di euro.
I canali attraverso cui i clan napoletani riciclano sono i più disparati. Al primo posto sono privilegiati gli ambiti della produzione tessile e della distribuzione di capi d’abbigliamento. Centinaia sono le fabbriche a nero e legali a Napoli e in provincia create con i capitali delle attività illecite. Su decine di catene di negozi di vestiario molto affermate e note del centro di Napoli pendono i sospetti della Procura Antimafia circa l’origine camorristica dei capitali.
Altro ambito in cui investire sono le fabbriche all’estero per la produzione di trapani e strumenti di alta tecnologia.
In breve le famiglie del cartello secondiglianese erano riuscite a installare aziende in Usa capaci di produrre elettrodomestici, trapani e prodotti ad alta tecnologia per una somma di circa 300 milioni di dollari.
Oltre che negli Usa i clan secondiglianesi hanno riciclato molto danaro attraverso una complessa manipolazione di conti bancari fatta di prestanomi, finti conti di aziende che da Praga, passando per l’Australia, si ripulivano per poi essere prelevati in Italia. Di Lauro stesso assieme al boss Eduardo Contini è riuscito a egemonizzare il mercato delle macchine fotografiche contraffatte che lui stesso fa produrre attraverso investimenti in Cina nelle medesime fabbriche che le producono per le grandi marche.
Inoltre, recenti indagini della Procura Antimafia di Napoli mostrano che il clan Di Lauro può godere di capitali direttamente presenti nel tessuto finanziario di alcune banche napoletane. Capitali che riesce a versare frazionandoli in diversi conti correnti attraverso funzionari e impiegati di banca complici.
Altro canale utilizzato dalla camorra napoletana è l’antico e sempre efficiente “spallone”, una figura che riesce a portare il danaro dall’estero in Italia nascondendolo su di sé o in valigie. Per anni si è creduto che fosse un metodo vetusto. Dalle ultime indagini invece risulta che sia i Licciardi che i Contini hanno usato gli “spalloni” per introdurre grandi quantità di danaro fatturato all’estero. Con l’introduzione dell’euro, i traffici finanziari dei clan si sono notevolmente semplificati.
Quasi come un personaggio da film neorealista del secondo dopoguerra il boss Eduardo Contini ha per anni riciclato i soldi attraverso i casinò. Strumento utilizzato, pare, anche da alcuni esponenti di Cosa Nostra. Grazie ad un funzionario connivente del casinò di Venezia, un “porteur”, il clan Contini portava soprattutto assegni e li cambiava fingendo di doverli versare in cambio di gettoni da usare per il gioco o mascherandoli come vincite.
(fonte: L'Articolo - quotidiano di Napoli)
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